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Alla fine restano in due: Balerna e Pagani procuratori. Si discute del sistema di nomina

Da: La regione, 27.06.08, pag. 3

<>Alla fine restano in due: Balerna e Pagani procuratori
Elezione ‘tacita' e per l'ennesima volta si discute del sistema di nomina


Andrea Maria Balerna e An­drea Pagani. Sono i due nuovi procuratori pubblici. Entrambi attualmente sostituti Pp, suben­treranno a Maria Galliani, che tra qualche giorno lascerà la ma­gistratura per ritornare alla pro­fessione d'avvocato, e a Marco Villa, che presto passerà in veste di giudice al Tribunale d'appello. Non si è resa necessaria alcuna votazione ieri in Gran Consiglio, perché gli altri sette aspiranti Pp si sono via via ritirati, compreso Amos Pagnamenta, avvocato, so­stenuto dalla Lega. E così alla fine sono rimasti in due: Balerna e Pagani, due candidati d'area Plr per altrettanti posti che era­no occupati da magistrati della medesima area politica. Elezio­ne dunque tacita.
Nessuna votazione ma gli in­terventi non sono mancati: al centro della discussione l'anno­sa questione della procedura di nomina delle toghe. Lorenzo Orsi ha invitato l'Ufficio presi­denziale del parlamento a riflet­tere sulle modalità con cui la Commissione d'esperti - chia­mata a pronunciarsi sull'ido­neità dei candidati con relativo preavviso all'indirizzo del Gran Consiglio - sottopone al plenum le sue valutazioni. « Vorrei poter scegliere e quindi eleggere con maggior cognizione di causa », ha aggiunto il deputato Plr. La Co­stituzione ticinese del 1998 ha cambiato le regole di nomina di procuratori pubblici e giudici (quest'ultimi in passato veniva­no designati dal popolo): concor­so, esame delle candidature da parte di una commissione di pe­riti ed elezione ad opera del par­lamento. Gli obiettivi della rifor­ma, ha ricordato Alex Pedrazzi­ni,
Ppd, erano « spoliticizzare la giustizia, accentuare l'autonomia della magistratura e assicurare la presenza di persone qualificate e capaci ». Esercizio riuscito? si è chiesto e ha chiesto. « Direi pro­prio di no ». Colpa delle regole?
« No, colpa nostra, di come abbia­mo interpretato quelle regole ». Ecco allora una commissione che nei propri preavvisi « non dice mai abbastanza ». Per Pe­drazzini occorre « fare un salto di qualità: ancora di recente in que­sto parlamento ci sono stati con­torsionismi che non fanno bene alla democrazia e mi riferisco ai ritiri (di candidati, ndr) pilotati. Mi impegnerò affinché questo sport non venga più praticato. Non dobbiamo più dire "questo posto è nostro e voi non metteteci il naso" ». Secondo il socialista Ma­nuele Bertoli, « una rappresen­tazione democratica, in seno alla magistratura, dei diversi orienta­menti esistenti nel cantone è cosa sana e giusta ». Inoltre non ci si scandalizzi « quando il Gran Con­siglio non segue i preavvisi della Commissione d'esperti »: il parla­mento « si assuma le proprie re­sponsabilità » nell'ora delle scel­te, « fermo restando che quello del­l'idoneità del candidato a ricopri­re la carica di magistrato è il pri­mo criterio ». Il capogruppo Plr
Christian Vitta:
« Fintantoché sarà il Gran Consiglio a eleggere i magistrati è anche giusto che gli vengano riconosciuti determinati margini di apprezzamento. Se i deputati sapranno svolgere con responsabilità il loro ruolo ga­rantiranno alla magistratura persone valide ».
Sergio Savoia, Verdi: con l'at­tuale sistema « è una semplice spartizione di nomine su base po­litica e in virtù di accordi ("se oggi non voti il mio candidato domani non voterò il tuo"). Io a questa spartizione, che non ha nulla di democratico, non partecipo ». Jac­ques Ducry, Plr, ex Pp: « Non de­moliamo il sistema di nomina in vigore, semmai perfezioniamolo ». Per esempio: « O aboliamo la Commissione d'esperti oppure rendiamo i suoi preavvisi sulle candidature vincolanti per il Gran Consiglio. O ancora: asse­gnamo al Consiglio della magi­stratura la competenza di formu­lare tali preavvisi (da discutere se renderli vincolanti o no) non solo sui magistrati che sollecitano un ulteriore mandato ma anche sui nuovi candidati ». Carlo Luigi Caimi, Ppd: « L'importante è che le capacità professionali del can­didato siano adatte a ricoprire quella specifica carica », nel con­tempo « bisogna tener conto delle diverse sensibilità (politiche, ndr)
del paese
». Per Eros Mellini « L'i­doneità a fare il magistrato non può stabilirla una commissione: idoneo è chi soddisfa i termini del concorso ». Il deputato democen­trista ha poi auspicato « l'irrevo­cabilità
delle candidature una volta inoltrate
». Niente ritiri in­somma. « La Lega dunque non sarà rappresentata in Procura, mi sta anche bene ma non si ven­ga più a parlare di separazione dei poteri », ha dichiarato Attilio Bignasca. « Abbiamo magistrati di alto valore e di grande indipen­denza, il sistema di elezione conta fino a un certo punto », ha rilevato il capo del Dipartimento istitu­zioni Luigi Pedrazzini. Il Ppd
Fabio Bacchetta- Cattori:
« Ri­cordo che ben il 90-95 per cento del­le decisioni prese dai magistrati ticinesi viene confermato, in caso di ricorso, dai giudici federali ».




 




Andrea Maria Balerna Andrea Pagani

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