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Il prossimo 3 marzo sì alla revisione delle ARP Promuovere gli interessi di molti e non i privilegi di pochi

Da: Mattino della domenica, 17.2.13 pag 11

Il prossimo tre marzo si voterà sulla professionalizzazione delle presidenze delle Autorità regionali di protezione (le ex Commissioni tutorie).

Contro la professionalizzazione, ap­provata dal Gran Consiglio, la neonata Associazione dei Comuni ha presen­tato referendum.

Dopo la dissoluzione di Acuti e Coreti, la prima battaglia politica della nuova Associazione, presieduta dal radicale Riccardo Calastri Sindaco di Semen­tina, è stata proprio quella contro la professionalizzazione delle ARP. In via incidentale si fa notare che la città di Lugano è stata la prima, con la sua defezione, a dare il là allo sfaldamento dell’Acuti (Associazione comuni ur­bani ticinesi), e non si sogna di entrare a far pare della nuova Associazione. Questo perché per Lugano serve uno statuto speciale nei rapporti con il Cantone.

Ohibò, possibile che la nuova Associa­zione non abbia altre battaglie da por­tare avanti? In effetti, quella contro la professionalizzazione dei presidenti di ARP, sembra assai più una battaglia a tutela delle cadreghe degli attuali pre­sidenti di tutoria, tra cui vari munici­pali radicali. Radicali come il pre­sidente Calastri che ha mobilitato la neonata Associazione. Se poi la nuova Associazione dei Comuni voleva mo­strare i muscoli al Cantone, ci sareb­bero stati ben altri ambiti in cui farlo. Ad esempio il nuovo onere scaricato da Bellinzona sul groppone degli Enti locali con il Preventivo 2013.

La battaglia a favore dello statu quo puzza dunque di difesa degli interessi di bottega degli avvocati presidenti di tutoria, molti dei quali di estrazione ra­dicale. Sospetto ulteriormente avvalo­rato dal fatto che Franco Celio, deputato radicale, ha presentato un’in­terrogazione urgente contro la scheda di votazione del 3 marzo, ritenuta fuorviante. L’atto parlamentare non è sicuramente tra i meglio riusciti del gran consigliere Plr, dal momento che parte dal presupposto che i votanti non siano capaci di votare, e rischia oltre­tutto di risolversi in autogoal. Gli av­versari della riforma non hanno altri argomenti? Sono queste le frecce al loro arco?

O forse malgrado tutto sono anch’essi consapevoli che la riforma, contraria­mente dal referendum dei Comuni, parte da scopi ideali, ossia dalla vo­lontà e necessità di cambiare un si­stema che non funziona? A fare le spese di questo malfunzionamento sono, oltretutto, dei cittadini “fragili”: gli utenti delle ARP ex Tutorie, ap­punto.

Per non parlare poi del plateale con­flitto d’interessi dei presidenti di ARP che vanno a difendere i propri clienti non solo nelle altre ARP, ma addirit­tura in quella da loro presieduta. Si può ovviamente comprendere come gli avvocati abbiano un interesse molto particolare nell’utilizzare l’“atout” della presidenza di Tutoria o ARP che dir si voglia, per acquisire nuovi clienti (ad esempio nell’ambito dei divorzi).

Non solo le associazioni a scopo ideale che tutelano le famiglie, i pazienti ed i consumatori (AGNA, ATFMR, Movi­mento Papageno, Donna 2, AGAPE, Conferenza cantonale dei genitori, ACSI,.. ) difendono la riforma, ma essa è sostenuta anche dalla maggio­ranza del Gran Consiglio come pure da vari Municipi.

Un qualche motivo ci sarà. Forse per­ché la riforma mira a promuovere gli interessi di molti, mentre il referen­dum tenta di salvaguardare i privilegi di pochi?

Tra i Municipi favorevoli alla riforma, si segnala quello di Lugano. A Lugano le due CTR hanno già una medesima presidente, che svolge questa man­sione a tempo pieno. Il sistema fun­ziona.

LORENZO QUADRI




Le ARP spesso chiamate in causa nei divorzi di coppie con figli

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